Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca sul pulsante cookie policy.

Il Cantico di san Sergio, scritto da Don Divo Barsotti e musicato da p. Stefano Albertazzi. Don Divo racconta di un sogno in cui ha incontrato il Santo russo, S. Sergio di Radonez, davanti ad un cancello verde incorniciato da un glicine in fiore. Barsotti appena svegliato trascrisse le parole del canto che durante la visione sentiva provenire dalla casa 

e che finiva lentamente in una ripetizione continua del nome di Dio. Nel 1956, quando cercava una casa per la vita comune, ne trovò una a Settignano che corrispondeva al sogno e che diventò l'attuale casa madre, proprio con il nome di "Casa San Sergio".

 

Di seguito un analisi dell'inno:


Il Testo del Cantico è costituito da due parti chiaramente distinte tra loro:
- Nella prima il Cantico si rivolge a Dio in un canto di adorazione alle tre Persone della SS. Trinità, con una forte sottolineatura dell’alterità di Dio e dell’abisso invalicabile che, in atto primo, separa la creatura dal Creatore. Proseguendo, il testo descrive l’autocomunicazione che Dio fa di Se stesso al mondo creato. Il dono divino si effonde dall’ abisso di Dio nella creazione e “penetra tutto di sé, indivisibile”. In questo dono si realizza la nostra unione con Lui in una progressiva trasformazione di tutte le cose e di tutto l’uomo in Lui, pur nella distinzione dell’essere. “Tutte le cose riempie e tutto in una luce trasforma”: tutta la realtà è così chiamata a divenire come un richiamo celeste a Dio.


- Nella seconda parte l’oggetto del Cantico non è più Dio ma l’uomo. “Nessun uomo, nessuna creatura, nulla nel cielo e sopra la terra ti adori più… Illuminato dallo Spirito, battezzato nel fuoco, chiunque tu sia… tu sei trono di Dio, sei la dimora, sei lo strumento, sei la luce della Divinità”. Ѐ questa la vocazione di ciascun uomo, in modo particolare del cristiano che ha accolto la luce della rivelazione divina: scendere nell’abisso del proprio nulla, in un’umiltà sempre più pura e radicale, per poter divenire spazio di totale accoglienza all’azione di Dio. Dio riveste così l’uomo e lo trasfigura in Sé, facendo di ognuno di noi Dio in Dio: Dio nel padre, Dio nel Figlio, Dio nello Spirito Santo.