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“Va’, Francesco e ripara la mia casa che sta cadendo in rovina”

Quest’anno il cammino non è per molti di noi una novità: da un certo punto di vista sappiamo già di che si tratta, dopo l’esperienza memorabile lungo la via Francigena dell’agosto 2016.

Ma per un altro verso anche questa volta non sappiamo che cosa ci attende: questo cammino da La Verna ad Assisi, ce lo hanno detto in molti, sarà sicuramente più faticoso, con un giorno in meno di cammino e un numero di chilometri maggiore da percorrere. Quanto più faticoso?

Quest’anno ci saranno poi diversi ragazzi nuovi rispetto al gruppo della Francigena: come si inseriranno? Riusciranno ad affrontare questa sfida? Sono queste le domande che ci portiamo dentro alla vigilia, ma la vera domanda è un’altra: questo pellegrinaggio da La Verna ad Assisi riuscirà a superare la bellezza e l’intensità di quello dell’anno scorso?

Come titolo del pellegrinaggio abbiamo pensato alle parole che san Francesco si è sentito rivolgere da Gesù a San Damiano: “Va’, Francesco e ripara la mia casa che sta cadendo in rovina”. Le abbiamo scelte pensando primariamente al cammino vocazionale di questi giovani: molti di loro sono già entrati nell’età delle grandi scelte. Dove li vuole il Signore, dove li chiama? Quale compito, quale ruolo saranno chiamati ad avere nella Chiesa? Questa prospettiva di fondo è stata però ben presto affiancata da un’altra prospettiva: quella in cui la casa che Gesù ci chiede di riparare non è tanto la Chiesa ma il nostro cuore.

Questo cammino si è rivelato così come un cammino del cuore e nel cuore: abbiamo compreso subito che si trattava di un percorso di riparazione interiore e probabilmente è per questo che è venuto fuori questo titolo, perché è di questa riparazione che avevamo tutti bisogno, chi più chi meno, alla vigilia della partenza.

Per poter riparare la Chiesa dobbiamo prima riparare il nostro cuore.

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TESTIMONIANZE

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MARIANNA :

L'ESPERIENZA DI UNA VITA NEL PELLEGRINAGGIO LA VERNA-ASSISI

“Siamo in ventinove, venticinque sono i "giovani", quattro “le guide”. Molti di noi si conoscono, altri sono nuovi, eppure è come fossero con noi da sempre. A ognuno, guida o giovane che sia, Dio ha assegnato talenti e ruoli diversi, e non si può scappare: siamo tutti chiamati a rispondere a Dio nella veste in cui, in questi giorni, ci ha voluti.
C'è chi ha il compito di dirigerci, con pazienza, sulla via spirituale e materiale del cammino; chi di pulire (ahimè, credo quello sia toccato, non solo, ma anche, a me); chi di trasmettere, con la sua simpatia, spensieratezza e vivacità al gruppo; chi di cucinare e rivestire quel ruolo, sempre necessario, della mamma (in questo caso mamma-amica però). I ruoli sono tanti e ognuno, secondo le proprie capacità, e nonostante le proprie debolezze, ha dato il massimo.
Quello che ci aspetta sono 170 km, da percorrere a piedi da La Verna ad Assisi, lungo la via di San Francesco, in 7 giorni. Quello che viviamo è l'esperienza di una vita. Una vita, sì, vi sembrerà esagerato, ma l'esperienza del pellegrinaggio, e in particolare l'esperienza del pellegrinaggio con i giovani CFD, vale l'emozione di una vita.
Il “peregrinare”, cioè l’andare in pellegrinaggio, consiste, materialmente, nel “vagare” in luoghi non urbanizzati, accompagnati da una sola certezza: il nome della città di destinazione. Ed è proprio questa sua caratteristica che rende il pellegrinaggio l'esperienza più simile a ciò che noi tutti, viviamo ogni giorno nella nostra vita, dove, anche se troppo spesso abbiamo la presunzione di sapere dove andiamo, l'unica vera certezza è che moriremo ed è la morte, a rendere entusiasmante e bello il cammino.
La nostra esperienza di vita nel pellegrinaggio è stata scandita da una “regola di vita” piuttosto precisa e inderogabile. La mattina ci alziamo presto, e alle 5, siamo, più o meno tutti, giù dal letto (sempre che sia un letto quello sopra al quale abbiamo dormito, e non invece uno stuoino, o tutt'al più un materassino per i più fortunati e/o attrezzati). Prepariamo lo zaino e dopo poco l'appuntamento è fuori, all’aperto, dove avvolti da quel buio della notte che ancora per poco resiste, e, invano cerca di non cedere luce al giorno, ci troviamo a pregare tutti insieme la preghiera del mattino. È bello ritrovarsi, ancora assopiti e nel mondo dei sogni, a prendere energia e forza per la giornata che ci aspetta, da quell'unico vero Dio che insieme ci tiene uniti, che insieme ci fa andare avanti e che insieme ci guida.
Dopo una ricca colazione siamo pronti per camminare: sono 20, a volte 25, altre volte addirittura 30 i chilometri che percorriamo al giorno. Questo è il nostro lavoro, questo è l'unico compito del pellegrino: camminare e vivere alla presenza di Dio. Cogliere in quella giornata di fatica e dolore che lo aspetta, di sole o di pioggia, di stanchezza e insieme grande gioia, i segni con cui Dio si rivela. I segni sono tanti e sono diversi, basta avere l'animo aperto e così farsi sorprendere e catturare dalla grandezza di Dio.
Spesso Dio si manifesta a noi in una nuvola che, lungo un tratto di strada assolato che sembra non finire mai, “dà ristoro alle membra”; altre volte è “fratello sole” a venire in aiuto e ci asciuga i capelli e i vestiti che “sorella acqua” ci ha bagnati, cogliendoci impreparati lungo il cammino. Anche “fratello vento” non manca, nei momenti più caldi, a darci quel po’ di respiro che risulta indispensabile per andare avanti. Ma forse la presenza di Dio che con commovente stupore, ci troviamo a vivere, è nell’amore del fratello che ci cammina accanto. Dio sa bene di cosa abbiamo bisogno, e in base alle nostre esigenze di quel momento ci mette accanto gli uni gli altri per scambiarci affetto e darci conforto.
Ci diamo sostegno a vicenda, che sia con una risata o con una canzone cantata a squarciagola, nonostante le gambe siano indolenzite, le vesciche brucino sotto i piedi e le forze fisiche manchino, e anzi proprio grazie a questo troviamo un'Energia diversa, nuova ogni volta. Altre volte quello di cui abbiamo bisogno è qualcosa di ancora più bello, così Dio si manifesta a noi nel dialogo profondo che instauriamo con l'anima amica che ci cammina accanto che con sincerità si apre di cuore e ti parla di sé, e nelle sue paure ti riconosci, nelle sue gioie ritrovi speranza e la sua Forza diventa la tua Forza. E nello sguardo dell'altro, con cui ci troviamo legati da un'intimità che non è di questa terra, da un legame che non è di quaggiù, entriamo nell'abisso dell'Amore di Dio e vorremmo non uscirne più.
“Siamo fantastici” ci siamo più volte ripetuti, con un po’ di più che un pizzico di orgoglio, in questi giorni, e lo siamo davvero, ma lo siamo grazie e solo nella misura in cui ci abbandoniamo all'Amore di Dio”.

CALLUM:

“Questo pellegrinaggio è stato un tempo di gioia, santità, bellezza e pace. Ci siamo divertiti anche nella fatica, nelle prove del cammino. Ogni giorno è stato una sorpresa in cui abbiamo sperimentato e scoperto una nuova parte della storia di San Francesco, oltre alla bellezza del paesaggio. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e lavorato per la riuscita di questa bella esperienza”.

SARA:

“I primi giorni ero un po' spaesata, in effetti non vedevo l'ora di tornare a casa, perché non ero abituata (e tuttora non lo sono) a questi ritmi di preghiera. Penso che ognuno di noi abbia un rapporto diverso con Dio e il mio è un po’ incerto. Sono venuta qui per cercare di capirne di più sulla mia fede, per avere una nuova esperienza, per conoscere persone nuove e anche… per dimagrire. Penso di essere cambiata in maniera positiva e che, per colpa delle cose buonissime che prepara Donatella, sia ingrassata. Nonostante mi manchi la mia terra, la mia famiglia e i miei amici, e non veda l'ora di tornare a casa, sono anche triste perché prima di vedervi ancora chi sa quanto tempo passerà. Siete davvero delle persone fantastiche. Sono felice di essere venuta, di avervi conosciuto e di essere stata parte di tutto questo. Volevo ringraziarvi tutti per i bellissimi momenti passati insieme, per avermi fatta divertire e morire dal ridere. Grazie a tutti, in particolare a Donatella e padre Paolo che mi hanno dovuta sopportare spesso, in questi ultimi giorni soprattutto. Torno in Sardegna con dei nuovi amici, e addolorata tanto quanto sono felice; mi mancherete davvero tanto e spero di rivedervi presto”.

DONATELLA:

“Ringrazio Dio per avermi concesso questa grazia, di partecipare a questo pellegrinaggio. Non nascondo la fatica, soprattutto per i carichi e gli scarichi dei 29 bagagli oltre a tutto l’occorrente per la cucina, viveri e vettovaglie, ma la grazia è stata davvero sovrabbondante. I 25 ragazzi sono stati davvero bravissimi. Non sono mancati i momenti di preoccupazione, le visite al Pronto Soccorso per le storte e le vesciche, ma avevamo previsto una piccola farmacia di primo soccorso e abbiamo gestito anche i piccoli inconvenienti... Qualcuno ha dovuto fare qualche tragitto in pulmino, ma per il resto ci sono state tappe molto impegnative, portate a termine con grande determinazione e forza di spirito. Siamo rimasti colpiti dalla forza che hanno dimostrato, dalla capacità di socializzazione, di fraternità e anche di preghiera. Prima di compieta, a fine giornata, i ragazzi hanno condiviso le loro sensazioni ed emozioni con grande lucidità e ricchezza di spirito. C’erano ragazzi che si conoscevano già, ma anche delle ‘new entry’, eppure hanno formato un gruppo molto unito e capace di condivisione e fraternità. Questi dieci giorni sono volati in fretta, ma nel cuore serberemo emozioni forti e vive di questo incontro con san Francesco - che ci ha accompagnati in tutto il cammino – con santa Chiara, con santa Veronica Giuliani e tanti altri!

ANNA:

“Parlando da nuova arrivata, penso che chiunque all'inizio abbia trovato diverse difficoltà ad adattarsi come me; riflettendoci bene, volevo andarmene il primo giorno. Ero un po’ disperata perché avrei dovuto affrontare diversi giorni con quei ritmi; ogni giorno speravo che passasse in fretta per poter arrivare alla fine, ma poi ho capito che se non lo avessi vissuto appieno e con uno spirito diverso mi sarei pentita.
Infatti mi sono ricreduta: credo mi abbiano fatto cambiare idea quei ragazzi fantastici, che mi hanno fatto passare dei momenti indimenticabili e che spero di rivedere presto, magari in un futuro pellegrinaggio. Negli ultimi giorni del cammino mi sono resa conto che non sentivo più il peso delle preghiere, a cui non ero abituata, nel corso della giornata, anzi riuscivo a goderne ogni singolo istante perché lo passavamo tutti insieme, e credo che questo mi abbia cambiato in modo positivo. Mi sento diversa, e come ha detto p. Stefano l'ultima notte ad Assisi, il cammino è stato fantastico. È stata una bellissima esperienza che spero di ripetere presto”.

ELEONORA:

"Sembra quasi impossibile poter trovare parole adatte per poter descrivere le emozioni provate. Sto scrivendo d'istinto, senza formalità,d'un fiato perchè è proprio d'un fiato che ho vissuto il pellegrinaggio. Percorrere la strada di Francesco è stato un dono, più che una scelta. Un dono che mi ha permesso di rinascere non solo personalmente,ma anche spitualmente. La fatica quotidiana veniva ricompensata al termine di ogni giornata, da un inspiegabile senso di pienezza,di sazietà interiore. Mi sentivo sentivo bene. Era uno star bene diverso dal solito, quasi impossibile da descrivere. La completa condivisione di questa esperienza con i miei compagni e con le guide mi ha riempito il cuore. La cosa più bella, al termine del viaggio, è stata quando sulla rocca di Assisi ho preso coscienza di tutto quello che avevo vissuto. Consapevolezza malinconica, ma bella allo stesso tempo. Malinconica perché non volevo andar via, bella perché avevo capito finalmente che avevo ritrovato non solo me stessa, ma soprattutto Dio. Non potevo desiderare compagni e guide migliori, che son stati tutti colonne del mio cammino. Tutto quello che ho vissuto lo custodisco dentro di me. Grazie per tutto ciò che siete riusciti a farmi sentire. Questo cammino mi ha riempito l'anima,rimane in me il desiderio di riviverlo. Grazie a Dio e grazie a voi. Con tutto il mio cuore".