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Bisogna realizzare in questo istante quanto il Signore ci chiede, in un abbandono perfetto, in una fede assoluta nel suo amore. Qualunque sia il nostro dovere e il nostro lavoro nel mondo, il nostro dovere e il nostro lavoro non devono essere che il segno sacramentale di una unione che rimane totale: tutto l'essere nostro in Dio e Dio in noi. Dio non è aldilà: ora e qui è tutto il Paradiso per te, ora e qui ti è data la possibilità di possedere la pace e la gioia di un'anima che si sa amata. Nell'istante che tu accogli la parola di Gesù, i tuoi peccati sono distrutti; non per nulla Gesù dice al ladrone «oggi». Se credi che i tuoi peccati ti allontanino da Cristo, non credi abbastanza al suo amore. Non è il tuo sforzo che può introdurti in Paradiso ma il suo dono gratuito; non puoi meritarlo, puoi solo accettarlo.

(...) Non rimandiamo a domani: i nostri peccati non sono delle difficoltà a questa vita d'unione, perché nel cristiano che attende e spera essi sono cancellati. Noi diamo troppa importanza a noi e alle cose e per questo Dio non è per noi tutto. In questo stesso momento noi siamo figli del Re: Egli ci innalza a questa dignità e non abbiamo che da accogliere il suo dono. Noi ci rendiamo conto di questo soltanto per dire «non mi riesce». Invece, ora e in questo momento dobbiamo essere santi. Non è facile dimenticarci di noi e di ogni condizione esteriore. Non è facile ma è semplice: basta credere. Gesù ci dice: «Se tu credi, tutto è possibile a chi crede» (cf. Mc 9,23). Non è che la nostra fede compia il miracolo, ma Dio risponde alla nostra fede, e credere è sperare, cioè credere che questa potenza è al mio servizio. Dio si dona nella misura che a Lui ti abbandoni.

Oggi e qui è il Paradiso. Sentite qui la Vergine e i Santi? Tutto il mondo è lontano, non c’è che Dio. Cercate di allontanare dal cuore la presenza delle cose, degli uomini, voi stessi. Egli è qui e noi siamo in Cielo. Gli ultimi avvenimenti sono l'avvenimento che viviamo ora e qui. Quali sono gli ultimi avvenimenti? Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. La morte la viviamo nel distacco dal mondo, il giudizio non dobbiamo temerlo perché è sempre un’assoluzione: Gesù non condannò mai nessuno. Noi possiamo presentarci a Lui come peccatori ed Egli ci salva.

L’Inferno poi, secondo Santa Caterina da Genova, è chiuso, mentre il Paradiso è aperto. Qui infatti sta la differenza tra l’Antico e il Nuovo Testamento: nell’economia profetica l’uomo, chiamato a esser salvo, trovava il Paradiso chiuso, mentre ora non ci sono più porte. Giacobbe, per poter rientrare nella terra di Dio (figura del Paradiso), dovette lottare tutta la notte con l’angelo. Nel Nuovo Testamento il Paradiso non ha difese: «Oggi sarai con me...». Dio invita tutti, non c'è nessuno a interdire l’entrata. Siamo già ora cittadini del Cielo; la vita cristiana è un poter passare di là in ogni istante, perché Dio è, e tu sei. Vuol dire che tutto quel che è mutevole è passato, e la tua vita è la vita di Dio. Tu vivi nell’immutabilità dell'amore di Dio.

Il significato della lotta con l’angelo è la violenza che occorre per entrare in Paradiso fino alla Morte di Cristo; dopo possono entrare tutti. Nell’entrare Dio ti perdona e sei rivestito della veste nuziale. La violenza ora occorre per non entrare; vien cacciato dal bacchetto solo quello che ha rifiutato la veste nuziale, cioè la grazia.

Ma il Paradiso non si apre domani: non ci entrerai domani se non ci sei già oggi. Oggi o mai più.

Dal Ritiro del 24 novembre 1957 a Firenze