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Laparoladelpadre

In questa omelia vorrei fermarmi sul Vangelo (cfr. Mc 4, 26-34) che abbiamo letto: questo Vangelo è preso da san Marco e riporta una parabola che è l’unico testo che sia proprio di questo evangelista. (…) Il contadino getta il seme, dice Gesù, e poi va a dormire; e il seme spontaneamente germina, accestisce e fa la spiga; quando è maturo si miete e il grano si ripone nel granaio. Cioè il contadino, una volta che lo ha seminato, non fa più nulla; fa tutto il seme da sé.

(…) Come il contadino, che non sa come è avvenuto che il seme abbia dato origine alla pianta e questa sia giunta poi a maturare i suoi frutti, così avviene per noi nella vita spirituale: ad un certo momento, se rimaniamo fedeli a Dio, tutto fiorisce e non sai in che modo sei arrivato a questo fiorire, a questo frutto ultimo di una vita che finalmente esplode nelle opere, ma soprattutto nell’amore di Dio, in una pace e una gioia che inonda tutto il tuo cuore.

(…) Che cosa vi devo dire in forza di quello che ci ha detto il Signore? Una cosa semplicissima: rimanete fermi, lasciatevi portare da Dio; non angustiatevi! Non crediate che dipenda da voi. Che cosa può dipendere da te? Di che cosa sei capace senza di Lui? Lascia che Lui operi in te e tu mantieniti semplicemente nelle sue mani. Saprà liberarti Lui dalle tue ansietà, e anche dai tuoi difetti, e ti porterà, senza che tu te ne renda conto.

Avviene così, come dimostrano anche i santi. Dopo anni e anni in cui tutto sembrava uguale e nei quali tu non riuscivi a concludere nulla, ad un certo punto ti si aprono gli occhi e il Signore ti mostra quello che ha compiuto in te. Non perché tu debba compiacerti di te stesso, ma perché tu possa avere motivo di ringraziarlo.

(…) Mi sembra che l’insegnamento che ci viene dalla parabola debba toglierci ogni perplessità, ogni timore, ogni angustia. Rimanete nelle mani di Dio e allora tutto andrà bene. Potrà sembrarvi che il Signore vi tolga tutto; nella misura che tutto vi toglie, tutto vi dona. Vi toglie quello che era vostro e vi dona quello che è suo; vi toglie l’amor proprio, l’impazienza, l’orgoglio, e vi dà quello che è suo: l’amore. Non è proprio questo il cammino dell’anima: diventare amore, come Dio è Amore? Non è soltanto questa la santità?

(…) Questo ci insegna il Vangelo di oggi. È un vangelo tanto bello, perché ci toglie ogni ansietà, ogni preoccupazione, ogni angustia. A condizione però che noi si dorma, perché l’unica legge per il cristiano è quella di riposare nelle braccia di Dio, è quella di avere una fiducia immensa nella sua azione e nella sua grazia. Dobbiamo credere a questo amore che non è mai lontano da noi! Noi siamo portati a pensare che Dio sia lontano; invece è più intimo a noi di noi stessi. Rimaniamo nel Signore! Non ci turbiamo nemmeno per i nostri peccati. Certo, dobbiamo pentircene; ma una volta ottenuto il perdono, dimentichiamo tutto e guardiamo Lui.

(…) Questo stesso insegnamento a volte l’ho presentato attraverso un’altra immagine. Lo Spirito Santo è come un’aquila che ci prende sulle sue ali e ci solleva su, a Dio. È evidente che se ci si agita, c’è pericolo di cadere; ma se ci si tiene fermi, l’aquila, lo Spirito Santo, ci porterà. È questo che dice il cantico di Mosè a riguardo del popolo d’Israele: il Signore aprì le sue ali e lo prese e lo portò attraverso il deserto (cfr. Es 19,4). E può portare anche noi sulle sue ali, facendoci superare con la più grande facilità tutte le difficoltà del deserto di questa vita.

Non moltiplicate perciò le vostre preghiere, perché moltiplicarle vorrebbe dire aver poca fiducia in Dio. Attenzione! Non vi dico di pregare di meno, ma di non moltiplicare le vostre preghiere, che è un’altra cosa. Moltiplicare le preghiere vuol dire che quanto più chiedete e tanto più pensate di poter ottenere, cosa appunto che dimostra che non si ha abbastanza fiducia. Invece la vostra preghiera fondamentale deve essere proprio questa fiducia, questo abbandono, questo rimanere nelle mani di Dio.

Ritiro del 16 giugno 1991 a Casa San Sergio