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Commento a 1Gv 2, 3-11

L'impegno dell'uomo è divenire Dio, Egli è il suo fine; e divenire Dio, vuol dire divenire, essere amore.

L'amore di Dio e l'amore del prossimo non sono due comandamenti. Se l’amore del prossimo infatti non fosse un solo comandamento con l’amore di Dio, come posso dire di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le mie forze? Non posso toglier nulla all’amore di Dio. L’amore del prossimo è incluso nel mio amore per Iddio. Ed è comandamento nuovo in Lui che si è fatto presente e accessibile in Cristo, ed è nuovo in noi perché ora noi possiamo non solo accoglierlo ma anche adempirlo nel Cristo. Così il Cristo è l’‘oggetto' dell'amore dell’uomo, ed è per il Cristo che l’uomo può amare. La vera luce che ora risplende è la conoscenza di Dio in Cristo.

Finalmente gli uomini hanno conosciuto Dio che è l'Amore. Ma questo comandamento nuovo ora appare non tanto l’amore di Dio, quanto l’amore del fratello. L’amore del prossimo avrebbe dunque sostituito, in san Giovanni come in san Paolo (ai Romani) l’amore stesso di Dio? Certo è che in san Giovanni ai comandamenti si sostituisce un solo comandamento, e questo è l’amore del prossimo. Se le tenebre si sono diradate e già la Luce risplende e la Luce è Dio, la Lettera di san Giovanni ora, nella comunione dei fratelli, vede ed ha la rivelazione suprema di Dio. Gli apostoli hanno veduto il Cristo e lo hanno ascoltato, lo hanno toccato; per l'annuncio degli apostoli gli uomini, che hanno creduto nella loro parola, sono entrati in comunione fra loro, come essi erano in comunione col Padre e col Figlio.

La Koinonia è subentrata alla Presenza visibile del Verbo della vita. La comunità dei credenti ora è il sacramento visibile di Dio. Come gli apostoli hanno vissuto una comunione con Dio nell’esperienza del Figlio di Dio fatto uomo, così i credenti vivono ora una comunione con Dio nella comunione fra loro. L’amore di Dio non è sostituito, ma come gli apostoli hanno vissuto questo amore nella loro comunione col Cristo vivente, così ora i credenti vivono l’amore di Dio in questa comunione fra loro. In questa comunione essi vivono la comunione col Padre e col Figlio. Questa stessa comunione dei fratelli è il sacramento della Presenza di Dio.

Questo dunque manifesta come noi siamo nella luce e non nelle tenebre: che amiamo i fratelli. Il Regno di Dio nel quale siamo entrati, questa luce che deve illuminarci e accompagnarci nel cammino, è precisamente l’amore. La comunione dei fratelli è già il Regno di Dio: le tenebre per il discepolo sono scomparse. Egli vive nella luce. «Dio è Luce e in Lui non vi sono tenebre». Non si cerchi Dio al di fuori dell'esercizio di questo amore umile, sereno, semplice, ma che è la vita.

Così nella comunione è presente, per l'uomo, Dio. La notte è superata e l’uomo che ama è già entrato nella luce. È il trionfo della Comunità. In un mondo chiuso nell'odio e nell'egoismo, in un mondo di tenebra si è fatta la luce, perché è nata la Comunità dei fratelli (…).

Nessuno più di Giovanni ci ha dato una teologia della Chiesa come comunione degli uomini fra loro e degli uomini con Dio. È vero che la comunità dei fratelli, in san Giovanni, sembra essere una comunità chiusa: è aperta a tutti coloro che amano e vogliono amare, ma non può accogliere chi non ama. Chi non ama è nelle tenebre e cammina nelle tenebre. «La luce già risplende», ed è la presenza di Dio nel Cristo, ma chi non ama è cieco e non può vedere. Come non vive una comunione coi fratelli, così non vive una sua comunione con Dio.

Meditazioni sulle tre lettere di Giovanni, San Paolo 2013, pp. 43-47