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Mi sembrerebbe opportuno leggere negli incontri «I santi segni» del Guardini. Sono pagine brevissime su diversi segni: il mezzogiorno, il mattino, il segno di croce, il cero, la cenere, l’olivo… per dire quello che possono suggerire all’anima religiosa. Certo il Guardini considera in modo particolare quei segni, quegli strumenti, quegli elementi che anche la Chiesa ha poi santificato in modo particolare assumendoli nel suo culto pubblico, ma l’analisi che fa il Guardini può aiutarvi a scoprire anche voi, nella vostra vita ordinaria, nei vostri rapporti con le cose, quell’elemento sacrale che molto spesso ci rimane nascosto o per leggerezza o per superficialità, oppure anche proprio per quel senso di dominio che noi abbiamo sulle cose onde le dissacriamo nella misura che vogliamo appropriarcele nel nostro egoismo. Questa attenzione più umile, questa delicatezza religiosa più vera sono un coefficiente grandissimo per una vita religiosa autentica e profonda.

Io vi auguro che possiate acquistare questo attraverso non soltanto questa lettura, ma attraverso un’attenzione più costante a Dio.

Renderci sempre conto che Dio non è al di là di quello che facciamo, non è al di là del luogo nel quale viviamo: Dio ci è sempre presente, non soltanto come uno che assiste, come spettatore muto a quanto facciamo, ma è presente come Colui che intesse la nostra vita e attraverso tutti gli avvenimenti si incontra con l'anima nostra e all’anima nostra si dona.

Se noi abbiamo questa percezione intima, soprannaturale di tutta la nostra vita, tutta la nostra vita diviene una comunione continua con Dio e tutte le cose divengono davvero lo strumento e l’elemento di un rito comune, di un rito sacro, in cui l'anima e Dio vivono una comunione perenne.

Cercate di approfondire tutto questo, cercate di viverlo soprattutto. Che nessuno vi senta estranei, vi senta separati, lontani! Se voi siete cristiani dovete certo sentire la grandezza del Mistero Eucaristico, la grandezza della partecipazione alla Messa; ma non dovrebbero sentire gli altri che a questo non sono giunti che voi non comunicate con loro in quel senso di bellezza che essi possono avvertire nelle cose, in quel senso religioso che essi hanno riguardo alle cose più comuni. Quanto spesso invece avviene così!

Vi sono tante suore che vivono una professione di vita religiosa e che poi sono perfettamente sorde all'appello di bellezza che hanno tutte le cose, sono perfettamente cieche al vestigio di santità e di grandezza che Dio ha lasciato alle cose; non dico soltanto alle creature come tali, ma anche alla vita umana ordinaria. Sentono soltanto in tutto il pericolo del peccato, mentre è più facile trovare quelli fuori che, pur abbandonandosi al peccato, di quando in quando avvertono anche la grandezza di queste cose più di quanto non l'avvertano certe anime religiose le quali si sono chiuse perché separano la rivelazione cristiana dalla rivelazione cosmica, la rivelazione cristiana dalla rivelazione ebraica e non vedono invece come l'una è radicata nell’altra in tal modo che l’una non vive che precisamente in una comunione con la re­ligiosità propria delle altre economie. Di qui deriva un Cristianesimo ottuso, chiuso, un Cristianesimo soffocante, un Cristianesimo rigido, un Cristianesimo morto, un Cattolicesimo tutto fatto di regole che non ha respiro, che non ha vita.

Voi siate anime aperte, anime che vivono tutta la vita religiosa in pienezza e in umiltà, in purezza e in amore! Perché questo vuol dire essere cattolici, vuol dire sentirci veramente fratelli con le anime che ancora non hanno raggiunto la rivelazione ultima, la rivelazione del Cristo; vuol dire sentirci fratelli con tutti coloro che hanno ascoltato la parola di Dio, ma non hanno ancora intraveduto Gesù; vuol dire sentirci fratelli con tutti, vuol dire non sentirci divisi da alcuno, capaci di comprendere, capaci di sentire e di apprezzare tutto quello che di bello, di buono e di santo vi è nella creazione, vi è nel mondo, vi è nella vita umana.

Questo è il mio augurio e questo non deve essere soltanto un augurio, ma deve essere anche un impegno e un programma per voi.

Ritiro del 16 gennaio 1957 a Viareggio