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Collelungo, Palaia (PI)

Nella mente del Padre fondatore è sempre stata presente l’opportunità di avere un luogo di assoluta solitudine, di ritiro, di deserto. I monaci russi, a iniziare da san Sergio di Radonez, si inoltravano nelle foreste e costruivano rudimentali eremi in legno dove vivevano in assoluta povertà, in silenzio e in continua preghiera. Anche la Comunità dei figli di Dio ha il suo eremo, nascosto tra il folto bosco di Collelungo presso Palaia, terra natale di don Divo Barsotti.


Era un tempo un piccolo rustico presso una vecchia fornace dove si cuocevano mattoni, già da diversi anni abbandonata e in rovina. Fu donato a don Divo, con l’intensione esplicita che quel posto divenisse un luogo di preghiera. E fu così che, verso il 1960, il Padre, con alcuni giovani discepoli che volevano condividere con lui l'ideale monastico nel suo primitivo rigore, salì sul quel colle boscoso, armato di piccone, pala e cemento per partecipare anche lui, almeno nella fase iniziale, alla trasformazione di quel rudere in un eremo semplice e sobrio. Don Divo dedicò l’eremo della ‘Fornace’alla Santissima Trinità, proprio come il primo eremo costruito da san Sergio nella foresta di Radonez circa 600 anni prima.
Per mantenere il clima di povertà e austerità, l'eremo venne dotato solo qualche stufa a legna: niente luce elettrica, niente elettrodomestici, niente acqua corrente. Gli eremiti della ‘Fornace’ si dedicarono intensamente all'apicoltura, vivendo di niente, e centralizzando ogni cosa nella vita liturgica che scandiva il ritmo della giornata. Successivamente l'eremo è stato utilizzato ed è tuttora utilizzato non più come residenza stabile, ma come luogo di ritiro e permanenza temporanea dei fratelli e delle sorelle della vita comune, ma anche per incontri e ritiri per gli altri membri della Comunità.

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